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foto Vacchetto

Perché un museo del vino proprio nel castello comunale Falletti di Barolo?
La scelta di creare un nuovo museo mira generalmente a consentire a una collettività di rapportarsi con i valori culturali espressi dal proprio patrimonio storico, artistico e antropologico. Museo non come puro contenitore di oggetti, dunque, quanto piuttosto istituzione in grado di svolgere in modo omogeneo le funzioni di conservazione, fruizione e valorizzazione di un bene culturale. In sostanza, un soggetto capace di incidere sulla crescita culturale della società nel suo complesso, e di costituire un formidabile strumento educativo per le generazioni future.

Se dunque la produzione del vino, e il territorio di cui questo vino è frutto, rappresentano un potente fattore di identità culturale di un'area, la mancanza di un museo dedicato alla cultura del vino nelle Langhe costituiva una lacuna da colmare. E quale luogo meglio di questo per raccontare la storia, le tradizioni e l'economia di un prodotto – il vino – che nel barolo ha uno dei suoi principali alfieri nel mondo?

Lo scenario architettonico – il castello Falletti, immobile di indubbio pregio storico – consentiva di valorizzare appieno la cultura enoica. E in più aveva il vantaggio di coniugare le esigenze di mantenere vivo e attivo il maniero con quelle di ampliare la sua promozione e accessibilità pubblica.

Un altro elemento ha riguardato la possibilità di creare un polo attrattivo di forte suggestione, partendo dal presupposto che il consumatore di oggi non si accontenta semplicemente di "bere" il prodotto vino. Vuole approfondirne la conoscenza e lasciarsi avvolgere dalla sua emozione. E per farlo è disposto a diventare un turista del vino.

Per accompagnarlo in questo affascinante viaggio di scoperta, François Confino, ideatore e curatore del Museo, ha immaginato un percorso che intreccia dimensioni scientifiche e poetiche.

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«Voglio indurre il visitatore a interrogarsi sul significato dell'esperienza
che sta vivendo»
F. Confino